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Trento, 22 giugno 2022
LA GUERRA IN UCRAINA
Intervista a Marco Boato
di Giovanni Spedicati della rivista La Mongolfiera

Marco Boato, sociologo, giornalista e docente universitario, eletto deputato e senatore della Repubblica Italiana. Amico dell’europarlamentare verde e nonviolento Alex Langer e fondatore dei Verdi italiani, ha sempre ricoperto un ruolo di riferimento per molti di noi sull’essere ecologisti, nonviolenti e pacifisti. Come già saprà, ha suscitato molto clamore e senso di smarrimento quando ha dichiarato di essere d’accordo con l’invio di armi per “legittima difesa” al popolo ucraino. A suo parere, per aiutare questo popolo nella resistenza all’occupazione e aggressione della Federazione Russa, non sono sufficienti l'invio di aiuti umanitari, sanitari e alimentari ma occorre anche l’invio di armi da guerra. Da dove deriva questo passaggio da una prospettiva di nonviolenza al ritorno sul paradigma della “Guerra Giusta” e quindi di “Legittima Difesa”? Come mai questa scelta?
Che io sappia, non c’è stato, in realtà, nessun “clamore e senso di smarrimento” per la posizione che io, come molti altri/e, ho assunto di fronte all’aggressione della Russia di Putin nei confronti dell’Ucraina. La Russia si sta comportando come una potenza imperialista, che vuole cancellare con la forza militare l’autonomia e l’indipendenza dell’Ucraina, violando la Carta dell’ONU e tutti i trattati e le leggi internazionali che regolano i rapporti tra gli Stati. L’aggressione della Russia è fallita nei suoi intendimenti grazie alla capacità di resistenza dell’Ucraina, contro tutte le folli previsioni iniziali di Putin. È giusto sostenere la resistenza dell’Ucraina sia con ogni sforzo diplomatico, sia con gli aiuti umanitari, ma anche con il sostegno militare che l’Ucraina richiede a tutti gli Stati che non accettano la sopraffazione criminale di Putin. Così del resto ha fatto a suo tempo, durante la seconda guerra mondiale, anche la resistenza italiana, che ha sempre chiesto l’aiuto anche militare da parte degli Alleati di allora.
Poiché viene evocata anche la figura di Alexander Langer, voglio ricordare che – dopo quattro anni di disperata ricerca di iniziative nonviolente per fermare l’aggressione dei serbo-bosniaci e dei serbi di Milosevic alla Bosnia, nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso – il 26 giugno 1995 Langer, a capo di una folta delegazione di europarlamentari, si recò a Cannes, dove si svolgeva il vertice dei capi di Stato e di Governo dell’Europa di allora. In quella occasione Langer chiese al presidente francese Chirac, che era il presidente di turno, un intervento di “polizia internazionale” armata per liberare Sarajevo, che era assediata dai serbi da oltre tre anni, e in generale per liberare la Bosnia. Langer operò ispirandosi ai principi attivi della nonviolenza gandhiana, dopo essersi consultato personalmente anche con me, che condivisi pienamente la sua iniziativa, la quale venne invece duramente criticata dal pacifismo ideologico di allora. Chirac rispose negativamente a Langer, il quale pochi giorni dopo, il 3 luglio 1995, si suicidò disperato. E una settimana dopo, l’11 luglio cominciò il genocidio di Srebrenica, che produsse oltre 8.000 morti innocenti in pochi giorni, di fronte alle truppe impotenti (e di fatto complici) dell’ONU. Se ci fosse stato l’intervento di “polizia internazionale” richiesto da Langer il genocidio di Srebrenica sarebbe stato evitato. L’intervento militare, del resto, ci fu, ma solo alcuni mesi dopo, e portò finalmente alla fine di quella guerra e agli accordi di Dayton, tuttora in vigore in Bosnia. L’accordo diplomatico giunse quindi solo dopo l’intervento militare, senza il quale non avrebbe potuto realizzarsi.

Sono passati mesi dall’inizio della guerra il 24 febbraio, e ancora oggi non si intravede nessuna reale trattativa per la pace. Nonostante la forte resistenza ucraina, ci sono già state molte migliaia di morti (tra cui il 90% dei civili), considerando ciò… ha ancora senso continuare a inviare armi occidentali se non si ha un Piano di Pace concreto e un serio negoziato?
Per fare una trattativa di pace, bisogna essere almeno in due. Finora la Russia non ha dimostrato alcun reale interesse ad accordi di pace, se non a condizione che l’Ucraina accetti passivamente le sue condizioni, che rappresenterebbero la fine dell’indipendenza e dell’integrità territoriale dell’Ucraina stessa. Gli Stati che si sono dimostrati solidali attivamente con l’Ucraina fanno bene a sostenerne anche militarmente la resistenza, che è l’unica reale condizione per costringere la Russia di Putin a recedere dalla sua aggressione imperialista e ad accettare di porsi al tavolo di un negoziato che non si basi sulla cancellazione dell’identità ucraina.

Fin dal principio, Putin ha posto l’intera questione sul piano della sicurezza della Russia (a suo dire minacciata dalla vicinanza della Nato), ma sono ormai in molti ad avere il sospetto che dietro l’invasione dell’Ucraina ci siano questioni energetiche. L’Ucraina, infatti, vanta ricchi giacimenti di materie prime come carbone, gas, petrolio e uranio. Non sembra anche a lei che questa sia l’ennesima “guerra dei fossili”? A suo parere, questo non dovrebbe essere per l’Italia un input a progettare un futuro meno dipendente da chi gestisce le fonti fossili?
Non c’è dubbio chela Russia voglia appropriarsi anche delle risorse energetiche, e non solo dell’Ucraina. E non c’è altrettanto dubbio che la dipendenza di molti Stati europei dal gas e dal petrolio russi contribuisca di fatto a finanziare la guerra russa in Ucraina e le sue mire espansionistiche. Da questo punto di vista l’Italia (e non solo: la Germania in primis) deve cercare in ogni modo di rendersi sempre più indipendente dalle fonti fossili, investendo al massimo sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili. Ma il disegno della Russia di Putin mira a cancellare la stessa esistenza autonoma e l’identità culturale dell’Ucraina, che rappresenta un esempio radicalmente alternativo alla “democratura” autoritaria di Putin.

Da sociologo: non le sembra che questa guerra tra due nazionalismi (quello ucraino e quello russo), in realtà nasconda un altro scontro, ovvero quello tra la Federazione Russa e l’Occidente (Europa e USA)?
Non è una guerra tra due nazionalismi, ma è una guerra di aggressione della Russia contro l’indipendenza politica e culturale dell’Ucraina, la quale non c’è dubbio che con la sua strenua ed eroica resistenza sta costituendo un baluardo anche nei confronti dell’Europa intera. Non è un caso che la Svezia e la Finlandia, che fino ad oggi erano sempre stati neutrali, di fronte alla minaccia russa abbiano chiesto autonomamente di aderire alla Nato, come del resto, dopo la caduta dell’URSS, avevano deciso anche gli Stati dell’Europa centro-orientale che ne avevano fatto obbligatoriamente parte e che, una volta resisi indipendenti, volevano sottrarsi al dominio russo.

Russia e Ucraina sono due tra i principali Paesi esportatori di cereali come grano, granturco e mais, oltre che di oli vegetali come l’olio di semi di girasole. La Russia, poi, è uno dei principali esportatori di fertilizzanti. Ormai, all’interno di questo scenario di guerra, si intravede un serio problema di Emergenza Alimentare. I disagi causati sono molti, per citarle un esempio: il caso dei cereali bloccati nel porto di Odessa. Se questa guerra non terminasse quanto prima, è chiaro che avremo milioni di persone costrette ad emigrare per fame. Secondo lei, l’Italia come può affrontare questa situazione?
Sono pienamente d’accordo sulla drammaticità, ormai anche tragicità, di questo problema alimentare. È un altro elemento di ricatto da parte della Russia in questa guerra criminale. L’Italia si è dichiarata pienamente disponibile a contribuire a trovare un accordo internazionale per sminare i porti e per far riprendere l’esportazione dei cereali accumulati nei magazzini ucraini, di cui finora la Russia ha cercato di appropriarsi, con una vera e propria rapina “manu militari”.

Recentemente, il Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi ha proposto un piano di pace al presidente americano Biden; il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte e il leader della Lega Matteo Salvini si interrogano sull’utilità della spedizione di armi. Cosa ne pensa di questo “cambiamento di rotta” nella politica italiana?
Per la verità Mario Draghi non ha mai “cambiato rotta”. Ha sempre perseguito la linea della ricerca di un accordo diplomatico, finora rifiutato apertamente dalla Russia, e contemporaneamente ha mantenuto il sostegno umanitario e anche militare nei confronti dell’Ucraina, per impedire che l’aggressione russa possa avere successo.
Il cambiamento di rotta c’è stato sicuramente da parte di Conte per il M5S (che per questo ha subìto una forte scissione interna) e da parte di Salvini per la Lega. Ma Salvini aveva da sempre seguito una linea filo-Putin, venendo svergognato pubblicamente dapprima al confine tra Polonia e Ucraina e successivamente per il suo patetico tentativo di andare a trattare personalmente a Mosca con Putin, caduto nel ridicolo. Del resto, anche Berlusconi, filo-Putin da sempre, aveva tentato inutilmente di aprire una sua trattativa di pace con Putin, che non gli ha neppure risposto, nonostante i pregressi rapporti.

Per concludere, per lei sarebbe fattibile un tentativo di trattativa basato solamente sulla forza della Diplomazia, magari chiedendo l’ausilio di Papa Francesco o di un altro personaggio di mediazione per la Pace?
Tutti gli sforzi diplomatici alla ricerca di una pace giusta, fatti finora, sono sistematicamente falliti, per mancanza di disponibilità da parte di Putin e della sua oligarchia. Il presidente francese Emmanuel Macron, fra tutti, è quello che in questi mesi si è più prodigato in questa direzione, e lo ha fatto con ripetute iniziative e dichiarazioni di disponibilità al dialogo. Ma del tutto inutilmente, finora.
Lo stesso papa Francesco non perde occasione per condannare la guerra di aggressione, ma anche per dichiarare la propria disponibilità ad una iniziativa di pace. Anche lui finora ha trovato un muro di fronte a sé, tanto più che il patriarca ortodosso Kirill si è dimostrato “un chierichetto di Putin”, nel benedire questa guerra come una sorta di guerra santa contro gli infedeli (e per questo ha anche subìto la scissione da parte della chiesa ortodossa ucraina, che è stata invece riconosciuta come “autocefala” dal patriarca di Costantinopoli).
Ripetuti tentativi di mediazione ha fatto anche il presidente turco Erdogan, ma non mi pare molto credibile, visto il regime dittatoriale che ha instaurato di fatto nel suo paese, insieme alla persecuzione sistematica dei curdi. In ogni caso, finora neppure Erdogan ha avuto alcun successo nelle sue iniziative, salvo, forse, sulla questione della emergenza alimentare, ancora da verificare.
L’iniziativa diplomatica è comunque sempre fondamentale ed ogni canale, pur minimo di dialogo, va sempre tenuto aperto “spes contra spem”. Ma finché Putin potrà illudersi di prevalere sul piano militare, non si dichiarerà mai disponibile ad aprire una trattativa “alla pari”, e non basata solo sulle sue imposizioni.
Per questo è necessario continuare ad operare su tutti i piani, contemporaneamente: 1) iniziativa diplomatica, quando e come sarà possibile; 2) sanzioni efficaci; 3) aiuti umanitari; 4) sostegno alla resistenza armata; 5) ingresso dell’Ucraina nella Unione Europea, anche se sarà un percorso ancora lungo e difficile.  Il pacifismo ideologico, da questo punto di vista, finora non ha portato da nessuna parte, come del resto avvenne ai tempi dell’impegno di Alexander Langer per la pace e la convivenza in Bosnia.

 

  Marco Boato

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